Prodotto ancora una volta dal cantante/chitarrista Robb Flynn (ROADRUNNER UNITED, MACHINE HEAD) e mixato da Colin Richardson (Bullet For My Valentie, FUNERAL FOR A FRIEND), "The Blackening" spinge il sound innovatore della band a nuovi livelli. Cercando di sfidare se stessi e scrivere un album che non avesse limiti, la band è riuscita a creare 60 minuti di materiale complesso e tecnico a livello strutturale come mai prima d'ora. Una triade di armonie di chitarra e basso, assoli a due e un thrash selvaggio si intrecciano ad armonie vocali a tre voci, andando poi a scontrarsi con riff minacciosi e primitivi. “Con 'The Blackening' è stato naturale spingerci oltre i limiti. Dopo aver scritto l'ultimo album composto da pezzi come “Imperium”, “Vim” e “Days Turn Blue To Gray”, ci è venuto naturale amplificare la complessità delle nostre canzoni. E nell'ultimo disco questa complessità viene fuori, davvero", spiega il batterista Dave McClain.
Tutto ciò diventa incredibilmente ovvio ascoltando i primi minuti della traccia di apertura dell'album, "Clenching the Fists of Dissent". E quei pochi minuti non sono altro che una piccola parte di ciò che il pezzo (dieci minuti in tutto) ha in serbo per l'ascoltatore. Questa traccia rappresenta letteralmente e metaforicamente il grido di guerra lanciato da questo disco e prepara il terreno per "The Blackening", facendone un vero e proprio capolavoro.
In questa guerra lo sforzo musicale della band può contare sulla voce stridente e di strada di Robb capace di passare senza il minimo sforzo dalle urla brutali al cantato melodico e pulito. Basati su un punto di vista più introspettivo, i testi di "The Blackening" tornano ad essere volutamente focalizzati su quei temi sociali che hanno caratterizzato i primi album dei MACHINE HEAD, con particolare attenzione alle questioni che riguardano tutti noi.
“Lo scenario che ci circondava durante la scrittura dell'album ci ha portati a creare un'atmosfera molto cupa... è in assoluto il materiale più cupo che abbiamo mai scritto”, afferma Flynn. Attraverso testi che si rifiutano di dare visioni positive in fatto di politica, guerra e religioni organizzate, Robb sputa rabbia e sdegno con lo spirito rabbioso che caratterizzò il punk rock dei primi anni 80.
Pezzi come la già menzionata “Clenching the Fists of Dissent", l'imponente Halo e la quasi epic "A Farewell to Arms" testimoniano questo tipo atteggiamento. Continuando sullo stesso tema, “Aesthetics of Hate” cattura la rabbia della band riguardo ad una storia che venne alla luce alla tragica morte di Dimebag Darrell e che colpì non solo il chitarrista leggendario ma anche l'intera metal community. "Now I Lay Thee Down" suona come una contorta Romeo e Giulietta ed ha lo stesso tipo di finale amaro. “Slanderous” parla dell'odio e degli insulti che caratterizzano la società di oggi. "Beautiful Morning" parla dei momenti in cui nella vita si tocca il fondo, mentre "Wolves" è incentrata sulla forza e sul potere del gruppo, racchiudendo nel concetto di gruppo sia le schiere di fan accaniti dei MACHINE HEAD che la band stessa.
Ed è giusto che si ponga l'accento su questo aspetto: assistere ad un live dei MACHINE HEAD vi permetterà di comprendere la chimica unica che si instaura tra i membri della band ed il legame innegabile che la band condivide con il suo pubblico. La potenza durante i live si è ulteriormente affinata ed è aumentata grazie a nove anni di tour mondiale no-stop, e molti citano i MACHINE HEAD come una delle migliori live band del panorama metal. A volte si fa fatica persino a distinguere il suono della band durante i live perché risulta coperto dal pubblico che intona all'unisono tutti i pezzi, vecchi e nuovi. I biglietti per gli show inglesi della band sono andati tutti esauriti, ma su eBay erano in vendita coppie di biglietti a 300$. Ed i merchandiser hanno venduto una quantità incredibile di magliette con la scritta "FUCT”, quelle che il frontman Robb Flynn ama indossare sul palco.
Il livello di successo raggiunto dalla band è ancora più eclatante se si guarda al passato e ai loro inizi molto meno glamour: prove a base di birra in un magazzino di Oakland che condividevano con quattro band punk rock, le prime esibizioni live alle feste, gli show a livello locale (alcuni membri della band non avevano nemmeno l'età minima richiesta per entrare in quei club) con Rancid, Deftones e Napalm Death. Per conquistare il mondo i MACHINE HEAD decisero di darci dentro con il marketing: bombardarono le scuole di volantini e appiccicarono adesivi in ogni macchina parcheggiata fuori dai concerti metal e punk. Il primo demo della band - registrato con 800$ nella camera da letto di un loro amico, e con gli amplificatori piazzati nel bagno - era una prima bozza molto grezza del loro suono minaccioso: una combinazione di aggressività metal e punk, la rabbia sociale dell'urban rap sovrapposta ad armonie vocali ipnotiche alla Alice in Chains. Quel demo finì nelle mani della Roadrunner Records, portando agli eventi che nel 1994 permisero la pubblicazione del loro debut album, Burn My Eyes. Costellato da alcuni dei riff più pesanti mai sentiti nel metal (grazie all'uso pionieristico dell'accordatura di si e degli amplificatori Peavey 5150 - ancora sconosciuti prima di "Burn My Eyes") e pubblicato lo stesso anno di album di rilievo come Far Beyond Driver dei Pantera, Answer That and Stay Fashionable degli AFI e Subterranean degli In Flames, Burn My Eyes è entrato di prepotenza in uno scenario metal che da lì in poi ha cominciato ad impoverirsi. Dopo aver ricevuto plausi dalla critica oltreoceano e dopo 17 mesi di tour no-stop (di cui 5 al fianco degli Slayer), tra cui un tour da headliner negli Stati Uniti con date in ogni sala da biliardo, strip bar e rock club d'America, un tour europeo da headliner che li ha visti suonare in tutti i locali in cui avevano già fatto da spalla agli Slayer, Burn My Eyes era sulla strada per diventare il debut album più venduto nella storia della Roadrunner Records a quei tempi, e presto sarebbe diventato uno dei punti di riferimento del sound "metalcore" che domina il mercato del metal odierno. Il secondo album, The More Things Change... avrebbe visto la band espandere ulteriormente il proprio suono inconfondibile, spingendo il tutto ancora oltre.
Seguirono tour molto importanti in America, tra cui l'Ozzfest (che vide la band rischiare l'espulsione dopo che si era scatenata una rissa sul palco a Detroit): i MACHINE HEAD diventarono una vera e propria attrazione. Sfortunatamente la reputazione di “bevitori” dei membri della band e la dipendenza da alcol e droghe cominciò ad avere la meglio su di loro. Il chitarrista Logan Mader lasciò la band e Flynn entrò in terapia subito dopo per affrontare i suoi problemi di dipendenza. Il frontman Flynn ha scelto di affrontare i suoi demoni a testa alta ed i suoi testi trattano anche questo aspetto. Invece che scagliarsi contro la società, Flynn ha esorcizzato i propri demoni, sanando le sue ferite psicologiche nel terzo album della band, The Burning Red, un disco pieno di emozioni. Le confessioni di Flynn in pezzi come "Five" e "The Burning Red" rappresentavano ferite aperte che rivelavano verità oscure che ora era il momento di condividere con gli amici più cari. Questa apertura portò Flynn a mettere in atto una sperimentazione musicale ancora più ampia, facendo trasparire nei suoi pezzi l'influenza di band come i Cure e condendo la psichedelia di Jimi Hendrix con una sana dose di metal. Il bassista Adam Duce conferma tutto questo, “The Burning Red è stato un passo avanti coraggioso. Dopo The More Things Change ci sentivamo un po' messi con le spalle al muro, così decidemmo di rischiare, di non restare su un terreno già tracciato.” E questa propensione al rischio ha dato ottimi risultati: con The Burning Red i MACHINE HEAD hanno conquistato nuovi fan al di fuori del genere metal, sia negli Stati Uniti che all'estero. I tour in America e le date al fianco degli Slayer in Korea, Giappone, Australia ed Europa portarono la band a livelli di successo mai raggiunti in precedenza. Il quarto album della band, Supercharger, ha dato vita a pezzi cari ai fan come "Bulldozer" e “Trephination” – la cui presa sui fan è stata confermata anche dal live album HellaLive, registrato in una London Brixton Academy tutta esaurita e con più di 5000 spettatori ¬– ed a due tour da headliner negli US, a cui è seguito il primo show da headliner in un festival (With Full Force Festival in Germania) e la performance al Beast Feast festival in Giappone. In quel periodo la band ed i fan cominciarono a capire che i MACHINE HEAD potevano spingersi ancora oltre, sfidando se stessi per creare qualcosa che fosse ancora una volta intraprendente ed innovativo. Nel 2003 uscì Through The Ashes of Empire. Considerato dalla critica e dai fan come un vero capolavoro del genere metal, Through the Ashes of Empire divenne quell anno il secondo album più venduto della Roadrunner. Sei mesi dopo, nella primavera del 2004, l'album fu ristampato negli Stati Uniti, sempre per Roadrunner. Thorugh the Ashes of Empire entrò alla posizione 88 della Top 200 di Billboard (la miglior nuova entrata in assoluto dei MACHINE HEAD) e il dvd che seguì, Elegies, si piazzò al numero 13 nella classifica statunitense di Billboard e al numero 4 in quella inglese. I tre tour da headliner nei club e piccoli teatri degli Stati Uniti (con i Lamb Of God in alcune date) ed i due tour europei da headliner nei teatri ebbero un successo grandioso: molti degli show registrarono il tutto esaurito in entrambi i continenti. In estate la band prese parte a vari festival, tra cui il Rock Am Ring/Rock Am Park (Germania) (facendo da spalla a Korn ed Evanescence) e uno show a Donington di spalla a Slipknot e Metallica. I fan votarono i MACHINE HEAD “Miglior Band del giorno” nel sito ufficiale del Download festival. Infine la band suonò come headliner al prestigioso Wacken festival (ed i fan li elessero ancora una volta sul sito “Miglior band del festival”). Quell'estate si rivelò un momento fantastico per la band. Nessuno poteva immaginarsi cosa la band avesse in serbo... il chitarrista Phil Demmel diventò membro fisso della band e il batterista Dave McClain cominciò ad esercitarsi 7 ore al giorno. La band rientrò in studio con una rabbia quasi implacabile e una nuova voglia di creare.
Phil Demmel afferma, "All'inizio sono stato membro della band solo per scrivere alcuni pezzi di "Ashes", ma volevo davvero che su questo album ci fossero la mia firma e quella di Flynn. Ci siamo aiutati a vicenda nella composizione dei riff e degli assoli portandoli ad un livello mai raggiunto nella storia della band." Il cantante/chitarrista Robb Flynn condivide quanto detto da Phil, e aggiunge che “Da molti punti di vista questo è stato il disco più importante della nostra carriera. Avevamo bisogno di fare un disco che fosse in grado di abbracciare quanto fatto da noi in precedenza, senza tuttavia limitarsi a quello. Tutti i nostri eroi nel mondo della musica hanno fatto album incredibili che non sempre hanno seguito l'evoluzione della band ne sono un esempio i Cure se si considerano gli album da Pornography a Disintegration, o i Metallica da Kill 'm All a Master of Puppets. Queste band hanno distrutto la tela sulla quale stavano disegnando e ne hanno costruita una nuova." Ed è questo tipo di coraggio che ha permesso ai MACHINE HEAD di fare musica innovativa, vera ed onesta.
Rifiutandosi di riciclare ciò che era già stato fatto in passato, la band è sempre riuscita ad evolversi e distinguersi, spingendosi sempre oltre ogni limite. Ed anche se è vero che quando si rischia i risultati non possono essere sempre completamente soddisfacenti, una cosa è certa – l'album dei MACHINE HEAD che state ascoltando è esattamente l'album che volevano scrivere. I compromessi non sono mai stati presi in considerazione dai MACHINE HEAD. "The Blackening" è figlio di quella stessa passione indomabile e sincerità irremovibile che hanno caratterizzato la band. I MACHINE HEAD sono riusciti ancora una volta a dare a se stessi, ed al genere metal, un nuovo input. Non lasciatevi ingannare dal titolo... "The Blackening" rappresenta, senza ombra di dubbio, il momento più splendente dei MACHINE HEAD.
09.02.2010, Alcatraz, Milano Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Novembre.2008 Amsterdam (NL) Machine Head live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) 06.12.2007 The Black Crusade, Alcatraz (MI) The Black Crusade 2007, Machine Head Live @ Alcatraz, Milano (I) MACHINE HEAD 06 dicembre 2007 live @ Alcatraz (MI) Foto by Barbara Francone Robb Flynn @ Alcatraz (MI) MACHINE HEAD 06 dicembre 2007 live @ Alcatraz (MI) Foto by Barbara Francone Robb Flynn - 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