Negli ultimi due anni, nessuna band inglese è riuscita a emergere con maggior forza e attitudine rock come i KIDS IN GLASS HOUSES. Nato dal sud del Galles agli inizi del 2007, il carismatico quintetto ha incontrato fin da subito il favore del pubblico, andando a costituire una solida e fedele fanbase, grazie a canzoni dall'indiscutibile impatto. Kerrang! Magazine li ha incoronati quali "The Hottest New Bands On The Planet" nel 2007. I KIDS IN GLASS HOUSES hanno, inoltre, primeggiato nella categoria "Best New Band" agli Welsh Music Award del 2008 e. lo stesso anno, sono stati nominati da Punktastic come "Band Of The Year". I KIDS IN GLASS HOUSES sono divenuti ben presto una parte essenziale del panorama musicale inglese e "Dirt", il loro secondo full lenght, non farà altro che consolidare e accrescere quanto ottenuto.
È stato il frontman e cantante Aled Phillips a dare forma al progetto, quando ancora frequentava la scuola superiore nel 2004. Ci sono voluti due anni perché la line up (con i chitarristi Joel Fisher e Iain Mahanty, il bassista Andrew Shay e il batterista Phil Jenkins) si consolidasse e raggiungesse l'attuale forma. I membri erano già attivi in diverse formazioni del circuito underground, ma solo una volta insieme sono divenuti inarrestabili.
"Sono stato l'ultimo a unirmi alla band", ricorda Iain Mahanty. "Ho suonato con i Dopamine per tre anni, ma quando ho iniziato a suonare con i Kids mi sono subito reso conto che c'era qualcosa di unico che ci univa. Dopo poco il mio ingresso abbiamo iniziato a darci da fare e a suonare senza interruzioni".
Phil e Aled hanno lasciato l'università, rispettivamente dopo una settimana e dopo un giorno, per dedicarsi alla band a tempo pieno. Il rischio corso è stato ampiamente ripagato e i ragazzi si sono trovati ben presto sullo stesso palco di formazioni ben più blasonate, dai Lostprophets ai 30 Seconds To Mars, passando per Manic Street Preachers, Goo Goo Dolls e Hundred Reasons. Il tutto grazie a "E-Pocalypse", EP di cinque tracce autofinanziato e autoprodotto.
"Il fatto è che abbiamo pensato: 'Andiamo, potremmo avere qualcosa di davvero valido per le mani'", continua Iain. "Dopo aver venduto tutte le copie dell'EP che avevamo realizzato, 2.500 in tutto, ed esserci accorti che i ragazzi cominciavano a cantare i nostri brani durante gli show, ci siamo resi conto che qualcosa stava cambiando. Kerrang! Magazine è stato uno dei primi a parlare di noi e a supportarci. Ci hanno invitato a Londra per il 'Day Of Rock' ed è stato fantastico. È stato come rendersi conto che non eravamo poi tanto male!".
È l'estate 2007 quando Aled Phillips fa la sua prima apparizione sulla copertina di Kerrang! Magazine e i KIDS IN GLASS HOUSES suonano sui palchi principali dei più importanti festival nazionali (Give It The Name, Download, The Full Ponty, Hyde Park Calling, Carling Reading And Leeds).
"Suonare sul palco NME al Reading And Leeds è stato uno dei punti più alti mai raggiunti allora", commenta Iain. "Il tendone era pieno e noi avevamo all'attivo solo un EP, è stato incredibile!".
Da quel momento, numerose etichette, major e indie, hanno iniziato a bussare alla porta dei KIDS IN GLASS HOUSES ma, prima ancora di prendere una decisione, la band si è ritrovata tra le mura del Long Wave Studio di Cardiff per iniziare le registrazioni di quello che di li a poco sarebbe diventato uno degli album di debutto più influenti degli ultmi anni.
"Ci siamo presi tutto il tempo necessario per chiudere registrazioni e contratto", ricorda Iain. "Non avvertivamo pressioni, anche perché tecnicamente non avevamo ancora alcuna etichetta. Ci siamo unicamente preoccupati di fare ciò che sappiamo fare meglio, senza attese, semplicemente esprimendo noi stessi".
Completata la sessione in studio, i KIDS IN GLASS HOUSES hanno chiuso l'anno nel miglior modo possibile: in tour con gli amici Funeral For A Friends e ponendo l'attesa firma sull'esclusivo contratto con Roadrunner Records.
"Ci è sembrata fin da subito la scelta migliore", spiega Iain. "Ci siamo sentiti a nostro agio dopo poco. Roadrunner è come una major con una spiccata mentalità indie, l'ideale per noi".
Con l'arrivo del 2008, la band inizia la più importante ascesa. Dal singolo di debutto "Easy Tiger" all'anthem "Fisticuffs", l'intero anno è stato dominato dal rock dei KIDS IN GLASS HOUSES. Nuovamente protagonista al Carling Reading And Leeds, questa volta sul palco di Radio One, il quintetto ha celebrato al meglio la pubblicazione di "Smart Casual". A ottobre la band era sul palco del leggendario Astoria di Londra per uno show da headliner. "Non dimenticheremo mai quel concerto", ricorda ancora Iain. "Voglio dire... l'Astoria... Alcune delle band più importanti di sempre sono passate di qui... È stato davvero unico ed emozionante, per tutti noi".
Il tour prosegue poi con numerose date in compagnia di New Found Glory, Paramore e Fall Out Boy, fino a raggiungere l'apice all'inizio del 2009, con uno show alla O2 Arena di Londra davanti a 20.000 persone.
Presa una pausa dagli impegni live, gran parte del 2009 è stato dedicato alla stesura del nuovo materiale.
Nell'agosto 2009, i KIDS IN GLASS HOUSES sono volati in Texas per iniziare le registrazioni al Sonic Ranch Studios con Jason Perry. "Jason ha lavorato con i nostri amici The Blackout e ci è piaciuto molto quanto aveva fatto per quel disco", spiega Aled. "Ci siamo intesi fin dalle prime battute e abbiamo instaurato un clima davvero ideale per incidere e suonare. Jason ci ha subito indirizzati verso il giusto obiettivo ed è stato facile seguire i suoi consigli".
La band è comprensibilmente entusista dei risultati. "È il disco più onesto che abbiamo mai fatto", prosegue Aled. "È più grezzo del suo predecessore, più espressivo e arrangiato in maniera più interessante. La cosa sicuramente più innovativa è l'inserimento di sperimentazioni elettroniche. Non ci siamo mai preclusi nulla e abbiamo sempre lasciato aperte molte porte. Ci sono alcuni bit davvero grandiosi e alcune soluzioni che si amalgamano alla perfezione con chitarre, basso, batteria e voce. È stato molto divertente. La verità è che vorremmo essere tutti come Prince". (ride)
Iain non può che essere d'accordo: "Sono maledettamente entusiasta. Siamo sempre stati orgogliosi del nostro operato, ma questa volta siamo andati oltre. Le sezioni pop sono pop, le parti più dure sono davvero dure. Tutto è grande, maestoso. Siamo cresciuti molto dal nostro primo disco e, di conseguenza, anche il songwriting è maturato".
"I nuovi brani suonano come se avessero bisogno di grandi arene per respirare ed esprimersi al meglio", conclude Iain. "Questo è quello che avverto ascoltando 'Dirt'. Non ho mai avuto aspettative riguardo a nulla, ma sono convinto che questo sia un grande album. Dieci delle dodici canzoni presenti potrebbero tranquillamente essere dei singoli".
"E non dimentichiamoci che vogliamo un Grammy", chiude ridendo Aled.
Non si può mai dire...
Aled Phillips Voce
Joel Fisher Chitarra
Iain Mahanty Chitarra
Andrew Shay Basso
Phil Jenkins Batteria













