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Membri
Chris Robertson
Ben Wells
John Lawhon
Jon Fred Young
Nella profonda Louisiana, vicino a New Orleans, il nuovo sound è come una campana che suona a festa la domenica mattina, Vengono dalle paludi del Sud, dal deserto della California, dalle città dove vive la classe operaia del Midwest, e da tutta la East Coast. Chitarre pesanti e un drumming straordinario si uniscono alla poesia narrativa. La ribellione ha dato vita al rock ‘n roll.
Alcuni anni fa un gruppo emergente ha cominciato a imporsi e a far luce nella musica come un faro nella notte. Oggi i Black Stone Cherry sono giunti al secondo album su RoadRunner Records, "Folklore and Superstition".
“C’è un mistero che accompagna il folklore e la superstizione”, afferma il batterista dei Black Stone Cherry John Fred Young. “Siamo intrigati e interessati dalla storia, dalle nostre radici e dal nostro patrimonio culturale. Ecco perché inseriamo questi elementi nei nostri brani”.
La capacità di raccontare storie avvincenti e racconti non è l’unica componente della musica dei Black Stone Cherry. "Folklore and Superstition" non è solo un album rock scritto da una band del Sud. E’ un album rock ‘n roll americano. E’ un lavoro senza tempo scritto da musicisti destinati a portare la propria musica dalle strade secondarie americane ai quattro angoli del globo. “Prendiamo la tradizione del Sud e la rendiamo appetibile per il resto del mondo”, afferma il bassista/cantante Jon Lawhon.
I Black Stone Cherry non si sono allontanati molto da casa per registrare l’album. La band ha composto tutti i pezzi nella famigerata Practice House, una vecchia fattoria utilizzata dal padre e dallo zio di John Fred per scrivere i pluripremiati album dei Kentucky Headhunters. Un brano come “Soul Creek” riempie la stanza di un sound rock molto vintage, e infatti il pezzo è nato attorno ad un falò creato in una piccola insenatura lungo le strade di campagna.
La band ha arruolato il famoso produttore rock Bob Marlette (Ozzy, Shinedown, Quiet Riot) e si è diretta ai Blackbird Studios di Nashville, 85 miglia dalla loro città natale (Edmonton, nel Kentucky). I Blackbird Studios hanno ospitato tutti i grandi nomi del rock, da Kid Rock a The Racounters. “Abbiamo inserito anche suoni regionali nell’album”, afferma Young. La band ha utilizzato anche il verso di un tacchino, un banjo e un catino, tra le altre cose. Jon Lawhon ricorda “Ho creato un washtub bass partendo da un manico di scopa e della corda di nylon!” E’ chiaro che la band non si è tirata indietro quando si è trattato di esplorare e sperimentare. “Durante le registrazioni volevamo valutare tutte le opzioni, lasciare aperte tutte le porte” afferma il chitarrista/cantante Ben Wells.
Partire in tour per promuovere il loro debut album omonimo del 2006 ha contribuito ad ispirare e influenzare il punto di vista dei Black Stone Cherry nei confronti del resto del mondo. La band ha viaggiato molto al di fuori degli Stati Uniti durante il periodo del tour. Ciò ha permesso loro di allenare il loro muscolo creativo con brani quali “Please Come In” e “Sunrise”, che mostra la crescita e l’ecletticità della band.
“Questo album ci ha permesso di scavare a fondo nelle nostre radici”, continua Young. “Mostra anche ciò che maggiormente ci influenza durante il processo compositivo. La nostra è una band positiva, e cerchiamo di scrivere canzoni che siano edificanti. Ci sentiamo molto dei narratori di storie, e questo aspetto è ben evidente in pezzi quali “Ghost of Floyd Collins” e “Reverend Wrinkle”.
Il cantante/chitarrista Chris Robertson parla di questo processo “Come band siamo nati sette anni fa. Avevamo alte aspirazioni e grandi sogni. Sinceramente penso che quest’album mostri l’esperienza dei nostri viaggi, ma che accenni anche al futuro. Cattura tutta l’energia e il cuore che stanno alla base dei Black Stone Cherry. Abbiamo percorso nuove strade, con questo album, e spero che i fan apprezzino tutte le nostre sfaccettature che forse fino ad ora avevano ignorato”.
Ben Wells parla dell’espansione della band a livello di suono e di testi, affermando “Il processo compositivo è avvenuto a parte, mentre le strutture dei pezzi sono state sviluppate in seguito all’esperienza raggiunta con i tour. Abbiamo così tanto da dire, e possiamo mettere in pratica ciò che abbiamo imparato a livello musicale”. Ben ammette anche che questa volta il gruppo ha tenuto conto delle richieste avanzate dalle ragazze “Quando è uscito l’ultimo album le ragazze sono venute a dirci ‘Avete scritto delle canzoni per ragazzi, ma dove sono le nostre?’ quindi abbiamo scritto questo pezzo che si chiama “You”, una ballata senza tempo”.
La famiglia e gli amici della band influenzano molto i loro brani. “Long Sleeves” è un racconto dal punto di vista di un amico che ha preso parte alla battaglia di Mogadiscio (come nel film “Black Hawk Down”), mentre “Things My Father Said” è una ballata perfetta per fare da sottofondo a coloro che tornano a casa dopo il lungo cammino della vita.
Dall’inquietante andatura di “The Key” alla rock “Blind Man”, al passo trionfante di “Soul Creek” al sincero messaggio di “Peace Is Free”, i Black Stone Cherry sostengono che i segreti di "Folklore and Superstition" siano semplicemente la fratellanza, la famiglia, gli amici e la propria casa: niente di più, niente di meno.
Alcuni anni fa un gruppo emergente ha cominciato a imporsi e a far luce nella musica come un faro nella notte. Oggi i Black Stone Cherry sono giunti al secondo album su RoadRunner Records, "Folklore and Superstition".
“C’è un mistero che accompagna il folklore e la superstizione”, afferma il batterista dei Black Stone Cherry John Fred Young. “Siamo intrigati e interessati dalla storia, dalle nostre radici e dal nostro patrimonio culturale. Ecco perché inseriamo questi elementi nei nostri brani”.
La capacità di raccontare storie avvincenti e racconti non è l’unica componente della musica dei Black Stone Cherry. "Folklore and Superstition" non è solo un album rock scritto da una band del Sud. E’ un album rock ‘n roll americano. E’ un lavoro senza tempo scritto da musicisti destinati a portare la propria musica dalle strade secondarie americane ai quattro angoli del globo. “Prendiamo la tradizione del Sud e la rendiamo appetibile per il resto del mondo”, afferma il bassista/cantante Jon Lawhon.
I Black Stone Cherry non si sono allontanati molto da casa per registrare l’album. La band ha composto tutti i pezzi nella famigerata Practice House, una vecchia fattoria utilizzata dal padre e dallo zio di John Fred per scrivere i pluripremiati album dei Kentucky Headhunters. Un brano come “Soul Creek” riempie la stanza di un sound rock molto vintage, e infatti il pezzo è nato attorno ad un falò creato in una piccola insenatura lungo le strade di campagna.
La band ha arruolato il famoso produttore rock Bob Marlette (Ozzy, Shinedown, Quiet Riot) e si è diretta ai Blackbird Studios di Nashville, 85 miglia dalla loro città natale (Edmonton, nel Kentucky). I Blackbird Studios hanno ospitato tutti i grandi nomi del rock, da Kid Rock a The Racounters. “Abbiamo inserito anche suoni regionali nell’album”, afferma Young. La band ha utilizzato anche il verso di un tacchino, un banjo e un catino, tra le altre cose. Jon Lawhon ricorda “Ho creato un washtub bass partendo da un manico di scopa e della corda di nylon!” E’ chiaro che la band non si è tirata indietro quando si è trattato di esplorare e sperimentare. “Durante le registrazioni volevamo valutare tutte le opzioni, lasciare aperte tutte le porte” afferma il chitarrista/cantante Ben Wells.
Partire in tour per promuovere il loro debut album omonimo del 2006 ha contribuito ad ispirare e influenzare il punto di vista dei Black Stone Cherry nei confronti del resto del mondo. La band ha viaggiato molto al di fuori degli Stati Uniti durante il periodo del tour. Ciò ha permesso loro di allenare il loro muscolo creativo con brani quali “Please Come In” e “Sunrise”, che mostra la crescita e l’ecletticità della band.
“Questo album ci ha permesso di scavare a fondo nelle nostre radici”, continua Young. “Mostra anche ciò che maggiormente ci influenza durante il processo compositivo. La nostra è una band positiva, e cerchiamo di scrivere canzoni che siano edificanti. Ci sentiamo molto dei narratori di storie, e questo aspetto è ben evidente in pezzi quali “Ghost of Floyd Collins” e “Reverend Wrinkle”.
Il cantante/chitarrista Chris Robertson parla di questo processo “Come band siamo nati sette anni fa. Avevamo alte aspirazioni e grandi sogni. Sinceramente penso che quest’album mostri l’esperienza dei nostri viaggi, ma che accenni anche al futuro. Cattura tutta l’energia e il cuore che stanno alla base dei Black Stone Cherry. Abbiamo percorso nuove strade, con questo album, e spero che i fan apprezzino tutte le nostre sfaccettature che forse fino ad ora avevano ignorato”.
Ben Wells parla dell’espansione della band a livello di suono e di testi, affermando “Il processo compositivo è avvenuto a parte, mentre le strutture dei pezzi sono state sviluppate in seguito all’esperienza raggiunta con i tour. Abbiamo così tanto da dire, e possiamo mettere in pratica ciò che abbiamo imparato a livello musicale”. Ben ammette anche che questa volta il gruppo ha tenuto conto delle richieste avanzate dalle ragazze “Quando è uscito l’ultimo album le ragazze sono venute a dirci ‘Avete scritto delle canzoni per ragazzi, ma dove sono le nostre?’ quindi abbiamo scritto questo pezzo che si chiama “You”, una ballata senza tempo”.
La famiglia e gli amici della band influenzano molto i loro brani. “Long Sleeves” è un racconto dal punto di vista di un amico che ha preso parte alla battaglia di Mogadiscio (come nel film “Black Hawk Down”), mentre “Things My Father Said” è una ballata perfetta per fare da sottofondo a coloro che tornano a casa dopo il lungo cammino della vita.
Dall’inquietante andatura di “The Key” alla rock “Blind Man”, al passo trionfante di “Soul Creek” al sincero messaggio di “Peace Is Free”, i Black Stone Cherry sostengono che i segreti di "Folklore and Superstition" siano semplicemente la fratellanza, la famiglia, gli amici e la propria casa: niente di più, niente di meno.













