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Amanda Palmer
L’idea era semplice: brani per voce e pianoforte, registrati in una sola settimana in camera da letto, giusto per metterli su nastro. Ma come tutte le cose che circondano AMANDA PALMER dei THE DRESDEN DOLLS - una donna che sa essere allo stesso tempo musicista rock, artista, scrittrice, patita dello yoga, attivista politica, e molto altro - la semplicità non fa parte del suo mondo. La sua piccola idea si è trasformata in qualcosa di incredibile e geniale, dando vita al suo primo album solista, "Who Killed Amanda Palmer".
Nata e cresciuta a Boston, “semplice” non è mai stato un aggettivo adatto a descrivere l’innegabile talento e la passione per l’arte di AMANDA PALMER. Con anni di teatro e studi artistici alle spalle, la Palmer ha sempre cercato di fondere l’universo della musica rock con il teatro e l'arte. Anche quando ciò significa fare il passo più lungo della gamba (la Palmer non si è mai tirata indietro davanti alle sfide, trovando sempre un modo per far ciò che voleva, e farlo bene). Dopo la laurea Amanda si è fatta conoscere nella zona di Boston come artista di strada (faceva la "statua vivente”), organizzatrice di party artistici e direttore teatrale fai-da-te. E, a volte, si esibiva al pianoforte come cantautrice, proponendo live in piccole gallerie e feste di amici, facendo conoscere quelli che sarebbero diventati i primi brani dei THE DRESDEN DOLLS. Dopo aver incontrato ad una festa nel 2000 il batterista Brian Viglione, i due hanno dato vita ai THE DRESDEN DOLLS e il resto, come ben sapete, è storia.
Poi la storia ha preso un’altra piega. Con alle spalle numerosi dischi acclamati dalla critica, la Palmer potrebbe aver tranquillamente continuato su quella strada – ma al quinto anno consecutivo in tour, la Palmer ha deciso di prendersi una pausa dalla band e creare il suo primo album solista - un lavoro voce e pianoforte registrato a casa sua. "Ero pronta a registrare i pezzi in camera mia con il solo aiuto di un tecnico del suono quando Ben Folds è entrato in scena. Mentre era in tour in Giappone ha inviato una mail alla band dicendo, tutto esaltato, che adorava i nostri dischi. Ero davvero entusiasta, ho saltato per un po’ in su e in giù, poi ho scovato i miei vecchi CD di Ben Folds e gli ho risposto immediatamente", spiega la Palmer. “Siamo subito diventati grandi amici, e il destino ha voluto che entrambi dovessimo andare in Australia qualche settimana più tardi. Così ci siamo incontrati e abbiamo messo su una bella session dal sound retrò al piano. Mi ha detto che se avessi avuto bisogno del suo studio di registrazione a Nashville me lo avrebbe prestato volentieri. Gli ho spiegato che, guarda caso, stavo preparando un album solista e che sarei stata contenta di poter usufruire del suo studio. Si è fermato, ci ha pensato un secondo, e mi ha chiesto se poteva produrre il mio album. Ho accettato immediatamente, senza pensarci un attimo. Sentivo che sarebbe stato magnifico e sapevo che potevo fidarmi di lui. E alla fine il contributo di Ben è stato incredibile, andando ben oltre le mie aspettative."
Le session con Ben hanno dato vita all’album solista della Palmer, "Who Killed Amanda Palmer". Dopo quasi trent’anni trascorsi a comporre musica, la Palmer aveva una trentina di brani tra cui scegliere quando è entrata nello studio di Nashville per registrare l’album. “I brani recenti, come 'Point of It All' e ‘Guitar Hero' reppresentano un tipo di composizione completamente nuova e matura per me, ma anche alcuni vecchi brani sono entrati a far parte del disco, come ‘Runs in the Family’. Io non volevo includerla, ma Ben ne era entusiasta e, beh, alla fine l’ha avuta vinta lui", spiega la Palmer. "Altri brani come ‘Blake Says’ li ho scritti quando avevo vent’anni e hanno sempre avuto un posto speciale nel mio cuore - quindi volevo assolutamente inserirli nel disco. Ma Ben è stato davvero spietato nel separare le cose, e ha avuto ragione. Penso che in tutto il disco non ci sia un solo anello debole." Una volta scelti i brani le registrazioni sono state una vera e propria maratona cominciata nella primavera del 2007, con Ben che era allo stesso tempo produttore e one-man-band.
“Da quel momento, quello che doveva essere un side project di un paio di settimane è diventato un progetto epico che ha richiesto un anno di lavoro”, continua Amanda. "Ben era pazzo in studio. Aveva un incredibile senso dello humor e trovava sempre il giusto approccio ai suoni e alle idee. Riusciva a vedere ciò che a me era sfuggito. Pensavo che 'Melissa Mahoney' fosse una canzone troppo stupida per poter essere inclusa nell'album. Voglio dire, dai, è una canzone pop sull'aborto. Ma Ben ha colto la sfida, ha capito il sarcasmo che c'era dietro, ha aggiunto un coro e smentito completamente ciò che pensavo di quel pezzo. Sapeva perfettamente quando poteva permettersi di spingere un’idea oltre i limiti e quando invece era il momento di tirarsi indietro. Ha dato magia alle mie canzoni. Incredibile.”
“Non avevamo scadenze imperative, quindi abbiamo avuto il tempo di provare un sacco di cose e metterle da parte” continua la Palmer. Questa sperimentazione ha dato alla Palmer l’opportunità di invitare alcuni dei suoi musicisti preferiti a suonare come guest nei suoi brani. E si parla di personalità del calibro di Annie Clark (in una strana versione di ‘What’s the Use of Wondrin’ dei Carousel), East Bay Ray dei Dead Kennedys e Zoe Keating dei Rasputina. Il signor Folds, oltre ad aver prodotto ed arrangiato l’album, ha suonato il sintetizzatore, la batteria, l’organo e contribuito anche come seconda voce. Ha anche presentato alla Palmer il tanto acclamato arrangiatore di archi Paul Buckmaster, che ha suonato in modo incredibile gli archi e ha contribuito all'arrangiamento orchestrale per quattro brani del disco nello storico Studio A della Capitol Records.
"Who Killed Amanda Palmer", il cui titolo si ispira alla citazione di Twin Peaks “viene per dare nuovo significato alle cose”, dà all’ascoltatore l’opportunità di avere un punto di vista totalmente nuovo nei confronti di AMANDA PALMER come compositrice, cantante, pianista e arrangiatrice. “Una cosa che mi ha sempre dato fastidio è che molte persone consideravano i Dolls solo un passatempo divertente. Spesso non riuscivano ad andare oltre il divertimento e la teatralità; in questo modo non riuscivano a cogliere la musica o a godersi pienamente un nostro live. E alla fine avevano solo una minima idea dell’essenza della band.” Spiega la Palmer. “Prima di tutto sono una compositrice, e i Dolls sono una rock band. Ci siamo guadagnati un'ottima reputazione grazie al fatto di trasformare i nostri live in grandi feste. Ma spero davvero che la gente possa vedere oltre e riconoscere il mio talento in qualità di compositrice e performer, invece che considerarmi solo una specie di direttrice di circo. Amo quel ruolo – e penso che sia anche un ruolo importante – ma per me è importante ricordare alla gente che io sono prima di tutto un essere umano.”
I brani di "Who Killed Amanda Palmer" fanno proprio questo. Dalla radicale traccia orchestrale di apertura “Astronaut” ai ritornelli impetuosi di “Leeds United” al pop sinistro di “Melissa Mahoney”, ogni brano sfoglia strati multi-sfaccettati di AMANDA PALMER, rivelando una donna dall’incredibile talento. “’Astronaut’ è forse uno dei miei brani preferiti. E’ forse quello che rappresenta meglio il punto in cui sono arrivata come compositrice”, spiega Palmer quando le si chiede quali sono le tracce del disco di cui va più fiera. “Ma l'incisione di ‘Leeds United’ ha una storia dietro, che è poi ciò che più mi piace di quel pezzo”, continua. “L’avevo scritta e suonata per Ben, e stavamo pensando a come registrarla. Ero in Scozia per suonare al Fringe Festival, e volevo inserire questa canzone nella scaletta. Così ho chiamato un trombettista del posto che sapevo sarebbe venuto al festival con alcuni suoi amici che suonano il corno. Abbiamo provato una sola volta, poi sono saliti sul palco con me senza pantaloni e con dei paralumi in testa per suonare una versione piano e corni di ‘Leeds United’. Il sound era fantastico e volevo catturare quel momento e quell’arrangiamento per mandarlo a Ben. Così siamo andati in uno studio minuscolo e super economico per registrare un demo.La voce è graffiante: ho fumato e bevuto per tutto il weekend visto che si era appena concluso il mio fidanzamento e potevo darmi alla bella vita. Sapevo che nessuno avrebbe mai ascoltato quel pezzo, ma a Ben è piaciuto da morire… così l’abbiamo inserito nel disco. C’è voluta una vita per rintracciare tutti quei ragazzi scozzesi per firmare i diritti del brano.”
Altre canzoni sono diventate ancora più profonde dopo aver preso forma durante le esibizioni live. "'Strength Through Music', che è ispirata alla strage della scuola di Columbine, è migliorata molto quando l'ho portata in un live show insieme ai The Danger Ensemble, un gruppo di performer australiani che saranno in tour con me", afferma la Palmer. "Vedere degli attori sul palco che interpretavano il significato dei miei testi è stato davvero emozionante". La Palmer ha anche collaborato con Micheal Pope, registra e amico di vecchia data, per un video-progetto basato su sei brani dell’album. Il film uscirà a puntate nelle settimane che precederanno l’uscita del disco. “Abbiamo girato 'Stregth' nella hall della mia scuola superiore con un gruppo di studenti di teatro. E’ stato davvero intenso, sono scese molte lacrime dopo che abbiamo girato la prima scena.” Il progetto del film include anche clip per i brani “Astronaut”, “Guitar Hero”, “Ampersand”, “Runs in the Family” e “Point of It All”. Filmati extra sono poi stati registrati per creare un film di 30 minuti che traccia un filo conduttore tra tutti i brani e segue la Palmer attravero una serie di prese di coscienza dolorose ma liberatorie.
"Who Killed Amanda Palmer" si è evoluto da un'idea semplice, diventando un processo elaborato che è culminato nel lavoro più pregiato di una carriera già incredibile e varia. Al cuore dell'album ci sono le parole di un narratore esperto: una donna sarcastica e dalla lingua tagliate con un'inclinazione ai confessionali sfacciati. In questo modo si capisce per quale motivo la Palmer abbia scelto per il booklet dell’album un artista capace di unire molti mondi in uno solo: l'autore di best seller Neil Gaiman, conosciuto soprattutto per essere il creatore dei fumetti di Sandman. "Ho conosciuto Neil grazie al mio amico Jason Webley”, afferma. “Siamo entrati davvero in sintonia e abbiamo cominciato a farci tantissimi complimenti. Gli ho inviato una prima bozza dell’album e a lui è piaciuta tantissimo. Quando ho deciso creare anche un libretto accompagnatorio di fotografie bizzarre, gli ho chiesto se voleva scrivere il testo di una storia chiamata 'Who Killed Amanda Palmer', e lui è stato immediatamente entusiasta della cosa.”
Ma "Who Killed Amanda Palmer" è andato ben oltre –una storia scritta all’interno di una storia cantata. Gaiman e la Palmer pensando di pubblicare loro stessi il libro in edizione limitata e di inserire indizi visivi nascosti all’interno delle immagini per istigare la caccia da parte del lettore alla scoperta del mistero di "Who Killed Amanda Palmer".
I fan che hanno sempre sentito un’affinità speciale con la Palmer – e ce ne sono migliaia che ogni giorno studiano con attenzione le parole del suo blog personale - sentiranno che l'incredibile schiettezza e vulnerabilità di questi brani non fa che accrescere quel legame. Chi conosce il passato della Palmer, le sue battaglie e le sue sfide, si sentirà a casa; la Palmer ha incluso nell'album ogni riferimento, sfida e accettazione che sono entrati a far parte della sua vita, invitando l'ascoltatore ad entrare a casa sua, e nel suo cuore. Con "Who Killed Amanda Palmer" la nostra eroina senza paura lega tra loro tutte le sfaccettature della sua personalità, dei suoi interessi, della sua famiglia artistica, delle sue osservazioni astute ed argute sul mondo. I suoi sentimenti si aprono completamente in un disco dinamico che spinge ai limiti le emozioni pur restando fedele al genio del suo creatore. Da AMANDA PALMER è il minimo che possiamo aspettarci.
Nata e cresciuta a Boston, “semplice” non è mai stato un aggettivo adatto a descrivere l’innegabile talento e la passione per l’arte di AMANDA PALMER. Con anni di teatro e studi artistici alle spalle, la Palmer ha sempre cercato di fondere l’universo della musica rock con il teatro e l'arte. Anche quando ciò significa fare il passo più lungo della gamba (la Palmer non si è mai tirata indietro davanti alle sfide, trovando sempre un modo per far ciò che voleva, e farlo bene). Dopo la laurea Amanda si è fatta conoscere nella zona di Boston come artista di strada (faceva la "statua vivente”), organizzatrice di party artistici e direttore teatrale fai-da-te. E, a volte, si esibiva al pianoforte come cantautrice, proponendo live in piccole gallerie e feste di amici, facendo conoscere quelli che sarebbero diventati i primi brani dei THE DRESDEN DOLLS. Dopo aver incontrato ad una festa nel 2000 il batterista Brian Viglione, i due hanno dato vita ai THE DRESDEN DOLLS e il resto, come ben sapete, è storia.
Poi la storia ha preso un’altra piega. Con alle spalle numerosi dischi acclamati dalla critica, la Palmer potrebbe aver tranquillamente continuato su quella strada – ma al quinto anno consecutivo in tour, la Palmer ha deciso di prendersi una pausa dalla band e creare il suo primo album solista - un lavoro voce e pianoforte registrato a casa sua. "Ero pronta a registrare i pezzi in camera mia con il solo aiuto di un tecnico del suono quando Ben Folds è entrato in scena. Mentre era in tour in Giappone ha inviato una mail alla band dicendo, tutto esaltato, che adorava i nostri dischi. Ero davvero entusiasta, ho saltato per un po’ in su e in giù, poi ho scovato i miei vecchi CD di Ben Folds e gli ho risposto immediatamente", spiega la Palmer. “Siamo subito diventati grandi amici, e il destino ha voluto che entrambi dovessimo andare in Australia qualche settimana più tardi. Così ci siamo incontrati e abbiamo messo su una bella session dal sound retrò al piano. Mi ha detto che se avessi avuto bisogno del suo studio di registrazione a Nashville me lo avrebbe prestato volentieri. Gli ho spiegato che, guarda caso, stavo preparando un album solista e che sarei stata contenta di poter usufruire del suo studio. Si è fermato, ci ha pensato un secondo, e mi ha chiesto se poteva produrre il mio album. Ho accettato immediatamente, senza pensarci un attimo. Sentivo che sarebbe stato magnifico e sapevo che potevo fidarmi di lui. E alla fine il contributo di Ben è stato incredibile, andando ben oltre le mie aspettative."
Le session con Ben hanno dato vita all’album solista della Palmer, "Who Killed Amanda Palmer". Dopo quasi trent’anni trascorsi a comporre musica, la Palmer aveva una trentina di brani tra cui scegliere quando è entrata nello studio di Nashville per registrare l’album. “I brani recenti, come 'Point of It All' e ‘Guitar Hero' reppresentano un tipo di composizione completamente nuova e matura per me, ma anche alcuni vecchi brani sono entrati a far parte del disco, come ‘Runs in the Family’. Io non volevo includerla, ma Ben ne era entusiasta e, beh, alla fine l’ha avuta vinta lui", spiega la Palmer. "Altri brani come ‘Blake Says’ li ho scritti quando avevo vent’anni e hanno sempre avuto un posto speciale nel mio cuore - quindi volevo assolutamente inserirli nel disco. Ma Ben è stato davvero spietato nel separare le cose, e ha avuto ragione. Penso che in tutto il disco non ci sia un solo anello debole." Una volta scelti i brani le registrazioni sono state una vera e propria maratona cominciata nella primavera del 2007, con Ben che era allo stesso tempo produttore e one-man-band.
“Da quel momento, quello che doveva essere un side project di un paio di settimane è diventato un progetto epico che ha richiesto un anno di lavoro”, continua Amanda. "Ben era pazzo in studio. Aveva un incredibile senso dello humor e trovava sempre il giusto approccio ai suoni e alle idee. Riusciva a vedere ciò che a me era sfuggito. Pensavo che 'Melissa Mahoney' fosse una canzone troppo stupida per poter essere inclusa nell'album. Voglio dire, dai, è una canzone pop sull'aborto. Ma Ben ha colto la sfida, ha capito il sarcasmo che c'era dietro, ha aggiunto un coro e smentito completamente ciò che pensavo di quel pezzo. Sapeva perfettamente quando poteva permettersi di spingere un’idea oltre i limiti e quando invece era il momento di tirarsi indietro. Ha dato magia alle mie canzoni. Incredibile.”
“Non avevamo scadenze imperative, quindi abbiamo avuto il tempo di provare un sacco di cose e metterle da parte” continua la Palmer. Questa sperimentazione ha dato alla Palmer l’opportunità di invitare alcuni dei suoi musicisti preferiti a suonare come guest nei suoi brani. E si parla di personalità del calibro di Annie Clark (in una strana versione di ‘What’s the Use of Wondrin’ dei Carousel), East Bay Ray dei Dead Kennedys e Zoe Keating dei Rasputina. Il signor Folds, oltre ad aver prodotto ed arrangiato l’album, ha suonato il sintetizzatore, la batteria, l’organo e contribuito anche come seconda voce. Ha anche presentato alla Palmer il tanto acclamato arrangiatore di archi Paul Buckmaster, che ha suonato in modo incredibile gli archi e ha contribuito all'arrangiamento orchestrale per quattro brani del disco nello storico Studio A della Capitol Records.
"Who Killed Amanda Palmer", il cui titolo si ispira alla citazione di Twin Peaks “viene per dare nuovo significato alle cose”, dà all’ascoltatore l’opportunità di avere un punto di vista totalmente nuovo nei confronti di AMANDA PALMER come compositrice, cantante, pianista e arrangiatrice. “Una cosa che mi ha sempre dato fastidio è che molte persone consideravano i Dolls solo un passatempo divertente. Spesso non riuscivano ad andare oltre il divertimento e la teatralità; in questo modo non riuscivano a cogliere la musica o a godersi pienamente un nostro live. E alla fine avevano solo una minima idea dell’essenza della band.” Spiega la Palmer. “Prima di tutto sono una compositrice, e i Dolls sono una rock band. Ci siamo guadagnati un'ottima reputazione grazie al fatto di trasformare i nostri live in grandi feste. Ma spero davvero che la gente possa vedere oltre e riconoscere il mio talento in qualità di compositrice e performer, invece che considerarmi solo una specie di direttrice di circo. Amo quel ruolo – e penso che sia anche un ruolo importante – ma per me è importante ricordare alla gente che io sono prima di tutto un essere umano.”
I brani di "Who Killed Amanda Palmer" fanno proprio questo. Dalla radicale traccia orchestrale di apertura “Astronaut” ai ritornelli impetuosi di “Leeds United” al pop sinistro di “Melissa Mahoney”, ogni brano sfoglia strati multi-sfaccettati di AMANDA PALMER, rivelando una donna dall’incredibile talento. “’Astronaut’ è forse uno dei miei brani preferiti. E’ forse quello che rappresenta meglio il punto in cui sono arrivata come compositrice”, spiega Palmer quando le si chiede quali sono le tracce del disco di cui va più fiera. “Ma l'incisione di ‘Leeds United’ ha una storia dietro, che è poi ciò che più mi piace di quel pezzo”, continua. “L’avevo scritta e suonata per Ben, e stavamo pensando a come registrarla. Ero in Scozia per suonare al Fringe Festival, e volevo inserire questa canzone nella scaletta. Così ho chiamato un trombettista del posto che sapevo sarebbe venuto al festival con alcuni suoi amici che suonano il corno. Abbiamo provato una sola volta, poi sono saliti sul palco con me senza pantaloni e con dei paralumi in testa per suonare una versione piano e corni di ‘Leeds United’. Il sound era fantastico e volevo catturare quel momento e quell’arrangiamento per mandarlo a Ben. Così siamo andati in uno studio minuscolo e super economico per registrare un demo.La voce è graffiante: ho fumato e bevuto per tutto il weekend visto che si era appena concluso il mio fidanzamento e potevo darmi alla bella vita. Sapevo che nessuno avrebbe mai ascoltato quel pezzo, ma a Ben è piaciuto da morire… così l’abbiamo inserito nel disco. C’è voluta una vita per rintracciare tutti quei ragazzi scozzesi per firmare i diritti del brano.”
Altre canzoni sono diventate ancora più profonde dopo aver preso forma durante le esibizioni live. "'Strength Through Music', che è ispirata alla strage della scuola di Columbine, è migliorata molto quando l'ho portata in un live show insieme ai The Danger Ensemble, un gruppo di performer australiani che saranno in tour con me", afferma la Palmer. "Vedere degli attori sul palco che interpretavano il significato dei miei testi è stato davvero emozionante". La Palmer ha anche collaborato con Micheal Pope, registra e amico di vecchia data, per un video-progetto basato su sei brani dell’album. Il film uscirà a puntate nelle settimane che precederanno l’uscita del disco. “Abbiamo girato 'Stregth' nella hall della mia scuola superiore con un gruppo di studenti di teatro. E’ stato davvero intenso, sono scese molte lacrime dopo che abbiamo girato la prima scena.” Il progetto del film include anche clip per i brani “Astronaut”, “Guitar Hero”, “Ampersand”, “Runs in the Family” e “Point of It All”. Filmati extra sono poi stati registrati per creare un film di 30 minuti che traccia un filo conduttore tra tutti i brani e segue la Palmer attravero una serie di prese di coscienza dolorose ma liberatorie.
"Who Killed Amanda Palmer" si è evoluto da un'idea semplice, diventando un processo elaborato che è culminato nel lavoro più pregiato di una carriera già incredibile e varia. Al cuore dell'album ci sono le parole di un narratore esperto: una donna sarcastica e dalla lingua tagliate con un'inclinazione ai confessionali sfacciati. In questo modo si capisce per quale motivo la Palmer abbia scelto per il booklet dell’album un artista capace di unire molti mondi in uno solo: l'autore di best seller Neil Gaiman, conosciuto soprattutto per essere il creatore dei fumetti di Sandman. "Ho conosciuto Neil grazie al mio amico Jason Webley”, afferma. “Siamo entrati davvero in sintonia e abbiamo cominciato a farci tantissimi complimenti. Gli ho inviato una prima bozza dell’album e a lui è piaciuta tantissimo. Quando ho deciso creare anche un libretto accompagnatorio di fotografie bizzarre, gli ho chiesto se voleva scrivere il testo di una storia chiamata 'Who Killed Amanda Palmer', e lui è stato immediatamente entusiasta della cosa.”
Ma "Who Killed Amanda Palmer" è andato ben oltre –una storia scritta all’interno di una storia cantata. Gaiman e la Palmer pensando di pubblicare loro stessi il libro in edizione limitata e di inserire indizi visivi nascosti all’interno delle immagini per istigare la caccia da parte del lettore alla scoperta del mistero di "Who Killed Amanda Palmer".
I fan che hanno sempre sentito un’affinità speciale con la Palmer – e ce ne sono migliaia che ogni giorno studiano con attenzione le parole del suo blog personale - sentiranno che l'incredibile schiettezza e vulnerabilità di questi brani non fa che accrescere quel legame. Chi conosce il passato della Palmer, le sue battaglie e le sue sfide, si sentirà a casa; la Palmer ha incluso nell'album ogni riferimento, sfida e accettazione che sono entrati a far parte della sua vita, invitando l'ascoltatore ad entrare a casa sua, e nel suo cuore. Con "Who Killed Amanda Palmer" la nostra eroina senza paura lega tra loro tutte le sfaccettature della sua personalità, dei suoi interessi, della sua famiglia artistica, delle sue osservazioni astute ed argute sul mondo. I suoi sentimenti si aprono completamente in un disco dinamico che spinge ai limiti le emozioni pur restando fedele al genio del suo creatore. Da AMANDA PALMER è il minimo che possiamo aspettarci.













